
Il concetto
di base professionale significa fondamentalmente una base le cui dimensioni e
quindi caratteristiche non sono uniche e stabilite, quindi in sostanza imposte, dal
produttore al giocatore ma possono essere scelte liberamente da quest'ultimo sulla base
del proprio modo di giocare. Entrambi, produttore e giocatore, si muovono naturalmente
nellambito di misure stabilite dal regolamento. Fino
allinizio degli anni 90 erano stati sempre i produttori a determinare il
modello di base con cui giocare. I giocatori non avevano alcuna voce in capitolo. Sia Sir
Peter Adolph, il creatore del "Subbuteo", gioco e
marchio ad un tempo, sia le ditte che acquistarono tale marchio a partire dalla fine degli
anni 70 (prima la Waddingtons, poi la Hasbro) produssero a livello commerciale di
volta in volta un unico modello di miniatura, lo stesso che poi era usato anche a livello
agonistico. La situazione
non cambiò neanche quando un bravissimo giocatore, lo svizzero Willy Hofmann, che aveva
le possibilità economiche e le necessarie conoscenze per farlo, produsse lui stesso le
miniature da gioco (prima le Sports Playing Figures,
poi i Toccer). Infatti, anche di
prodotti della società Global Sports Games (GSG), di cui lui
faceva parte insieme ad un collega svizzero dorigini italiane, non erano prodotte in
misure diverse ma erano miniature di una dimensione standard, quella venduta ed
"imposta" dal produttore, che il giocatore agonista doveva prendere così
comera. A dire il vero Hofmann aveva concepito varie dimensioni e possibilità per le basi delle sue miniature, come dimostrano sia il suo brevetto depositato negli Stati uniti dAmerica sia diversi studi da lui condotti, conservati in quegli anni negli archivi della FISTF (Federation of International Sports Table Football) (oggi andati perduti?). Nondimeno egli aveva poi optato per una produzione industriale su grandi numeri e su di una sola forma e non per una produzione artigianale o semi-industriale su piccoli numeri, la quale però consentisse di produrre più forme e dimensioni. Questa era la
situazione del mercato quando io, allora trentenne o qualcosina in più, mi riavvicinai al
gioco, come la stragrande maggioranza dei giocatori della nostra generazione (quella, per
intenderci, che ha avuto la fortuna di "crescere" con il Subbuteo
negli anni '70-'80), i quali, dopo aver giocato il Subbuteo come
gioco da ragazzi, lo hanno abbandonato nella fase adolescenziale e post-adolescenziale per
riscoprirlo poi, come hobby e piccolo sport, da adulti. Allora i
tornei della FISTF, fondata nel 1992, erano dominati da giocatori, anche mediocri, che
però si avvalevano dei nuovi materiali svizzeri e battevano giocatori anche di livello
superiore ma che erano rimasti fedeli ai materiali Subbuteo
tradizionali. La differenza
tra le basi svizzere e le basi Subbuteo tradizionali era
abissale. Le prime effettuavano pallonetti che le altre si sognavano, erano molto più
stabili, addirittura i Toccer, miniature del tutto
sproporzionate rispetto alle altre, erano così massicci che non cadevano mai ed erano
quasi insuperabili in difesa, per cui i giocatori "Toccer",
una volta che andavano in vantaggio, si chiudevano in difesa ed era poi veramente
difficile riuscire a batterli. La lotta tra
giocatori tradizionalisti e giocatori, per così dire, progressisti, era in sostanza una
lotta impari, nella quale i primi erano destinati a soccombere ed, infatti, soccombevano
quasi sempre. Le miniature
svizzere, che dal punto di vista agonistico e tecnico erano molto forti, avevano però
alcuni grandi difetti. Ciò riguardava per diversi motivi sia le Sports Playing
Figures sia i Toccer. Le prime, infatti, montavano e
montano ancora sulla base una specie di stele di polistirolo che rappresenta molto
lontanamente un calciatore, tanto che erano e sono ancora oggi chiamate non con il proprio
nome ma con altri, non proprio generosi appellativi (lapidi in Italia e
Germania, "robot" in Francia e Belgio). Ciò, penso, renda bene il concetto di
quel che esse rappresentano. Bisogna stare però molto attenti a giudicare ciò in modo
semplicisticamente negativo. Infatti, esisteva ed esiste tuttora una corrente di
pensiero nel mondo degli appassionati del calcio da tavolo per la quale lomino
montato sulla base non deve per nulla rappresentare in modo preciso e chiaro,
eventualmente anche tridimensionale, il calciatore, ma lo deve soltanto stilizzare. Per
questa corrente il calcio da tavolo non è per niente la forma in miniatura del calcio,
per così dire, "grande", come un fratello minore sta al fratello maggiore, ma
è uno sport o attività agonistica a sé stante, per cui non vè proprio la
necessità che lomino montato sulla base rappresenti un calciatore. Questa
filosofia era presupposta dalla creazione di Hofmann e si ritrova, infatti, anche
nelle regole della FISTF, chegli stesso, allora Direttore Sportivo di tale
federazione, creò allepoca, sì in parte aiutato dagli altri membri del Board di
quegli anni, ma, come ben sanno coloro che allora furono attivi a livello
organizzativo, praticamente da solo (io fui il Direttore Sportivo della FISTF
immediatamente dopo Hofmann, lavorai in modo molto stretto con Laurent Garnier, presidente
e mente ideatrice e fondatrice della FISTF, e venni a conoscenza in modo diretto del modo
anche un po' rocambolesco in cui fui creata tale federazione). Tali regole sono ancora in
vigore quasi senza modifiche, per cui oggi quella filosofia di base è presupposta
dallintero movimento calciotavolistico internazionale La mia
difficoltà principale da giocatore di calcio da tavolo allora, comune a tanti altri, era
trovare materiale buono per essere competitivo ai tornei, senza però tradire la mia
filosofia, che non era per niente quella appena espressa. Io appartenevo ed appartengo
tuttora allaltra corrente, quella per la quale il calcio da tavolo, pur essendo o
aspirando ad essere unattività agonistica autonoma ed uno sport a sé stante, resta
pur sempre lapplicazione in miniatura del calcio. Questo è stato sicuramente il
principio ispiratore di Sir Peter Adolph e di coloro che, precedendo addirittura lui,
inventarono in Inghilterra quel gioco, il Newfooty, cui lui poi
diede il nome fortunato di Subbuteo. La FISTF non ha
fatto e non fa altro che estendere tale Subbuteo, inteso come
gioco non come marchio (questa differenza è essenziale!) a livello mondiale unificando le
regole e creando una struttura sportiva adeguata, ma il principio del gioco così come le
regole fondamentali restano pur sempre quelle fissate una volta per tutte da Sir Peter
Adolph. Partendo da
questo principio allora non si possono modificare alcuni aspetti del gioco originario,
come per es. il colpo di dito senza uso del pollice, la forma di pallina, porte e campo,
la zona di tiro etc. perché, se lo facciamo, ci allontaniamo da quel principio e
creiamo un altro gioco (come ce ne sono nel mondo, ossia giochi del calcio da tavolo con
aspetti decisivi diversi dal Subbuteo e quindi dal calcio. Tali giochi a mio avviso
proprio per la loro lontananza dal calcio sono destinati a tramontare, mentre il Subbuteo, inteso
come gioco e non come marchio, proprio perché al contrario indovinatamente segue pari
passo il calcio ma in miniatura, resterà per sempre "IL" gioco del calcio da
tavolo, non tramonterà mai). Tra questi
aspetti, che non possono essere modificati senza tradire il principio ispiratore del
gioco, vè senz'altro il principio che lomino deve raffigurare il calciatore
non in modo stilizzato ma in modo fedele alla realtà. Per questo
motivo allepoca, pur acquistando e facendo qualche partita con le Sports
Playing Figures, non volli passare a questo genere di miniatura, perché
semplicemente non corrispondeva alla concezione che avevo e tuttora ho del calcio da
tavolo. Dunque,
scartate le Sports Playing Figures, non mi restava che
luso dei Toccer o quello della miniatura tradizionale, la
quale però come detto, non era più idonea a raggiungere certi livelli agonistici. Scartai anche i Toccer per un motivo opposto a quello che mi aveva condotto a scartare le lapidi. Lomino dei Toccer, infatti, sebbene sproporzionato rispetto agli omini tradizionali, rappresenta però in pieno un calciatore, anzi, se proprio si vuole essere precisi, rispetto alle dimensioni della palline è più proporzionato che non lomino tradizionale Subbuteo. Nel caso dei Toccer era però la base a non soddisfarmi. Essa, infatti, è cilindrica e non gira, ossia non effettua quel movimento circolare che consente alla miniatura di superare una miniatura avversaria o propria, il che corrisponde nel gioco del calcio al dribbling. Questa è una delle prestazioni fondamentali di una buona miniatura ed addirittura, nel Subbuteo delle origini pensato da Sir Peter Adolph, era lelemento caratteristico del gioco. Non per nulla, infatti, tutte le miniature Subbuteo tradizionali, create da lui o anche da altri dopo di lui, hanno avuto tale caratteristica fondamentale a scapito delle altre: esse non erano stabili, non alzavano facilmente la palla, laggancio non era morbido e preciso, ma, tutte, giravano perfettamente! Ad iniziare
dalle flat proprie delle primissime confezioni degli anni 50, fino alla
miniature Subbuteo della prod. Parodi anni 2003-04 come anche all'ultimissima produzione
Hasbro 2005 (nonché del gioco Zeügo
prodotto oggi dalla famiglia genovese ex-importatrice in Italia del Subbuteo)
passando attraverso le miniature degli anni 60-70, le 00-Scale (note come
Heavy-Weight o HW), quelle che hanno reso famoso il gioco e che sono entrate nel cuore di
tutti gli appassionati della nostra generazione, come anche delle miniature purtroppo
scadenti degli anni 80, le Light-Weight o LW, che hanno rovinato non poco il gioco,
per finire alla miniature prodotte dalla Hasbro negli anni 90, migliori
probabilmente di tutte le Subbuteo tradizionali in assoluto,
tutte queste basi Subbuteo tradizionali commerciali, pur nelle
grandi differenze che le contraddistinguono, hanno una caratteristica in comune: tutte
girano, effettuano quel che Sir Peter Adolph aveva individuato come lessenza del Subbuteo,
lo spinning, in Italia chiamato "giro", "piroetta" o
"effetto"). Oggi la
situazione è diversa, il gioco è diventato molto più veloce, si gira di meno, nondimeno
si gira ancora, soprattutto i veramente bravi lo fanno. Comunque, resta un dato di fatto
che il dribbling è un elemento essenziale anche se non lunico del
calcio, e quindi, per chi sostiene la filosofia del calcio da tavolo come forma in
miniatura del calcio, tale caratteristica, non importa se in modo facilmente o non tanto
facilmente realizzabile, deve essere però sempre possibile. Una base cilindrica o la cui
superficie dappoggio rapportata al diametro superiore della base presenti una
differenza troppo ridotta e quindi non offra lo spazio necessario per inserire
lunghia al di sotto ed imprimere così alla base quel movimento che poi produce lo
spinning, non può essere una base idonea al calcio da tavolo sportivo in
quanto non consente alla miniatura di effettuare il dribbling, che è però un elemento
essenziale del calcio e quindi lo deve essere anche del calcio da tavolo. Così, in
sostanza, non volendo allepoca né usare le Sport Playing Figures,
per motivi estetici e di concezione del gioco, né i Toccer, per
motivi tecnici ed ugualmente di concezione del gioco, non mi restava dunque che usare le
miniature tradizionali subbuteo, accettando lo svantaggio evidente rispetto agli altri che
invece usavano il materiale svizzero, oppure, ed è quel che poi feci, ideare del
materiale agonistico nuovo che non fosse in contraddizione con quei principi del gioco nei
quali mi riconoscevo ed a cui non volevo rinunciare. La mia
professione di ricercatore mi mise a disposizione gli strumenti intellettuali per far
ciò. Altri strumenti non ne avevo, perché non avevo allepoca alcuna conoscenza
tecnica, provenendo da studi umanistici, né tanto meno avevo possibilità economiche e di
finanziamento particolari, essendo un insegnante, per giunta part-time, posto col quale
finanziavo allora in Germania il mio dottorato di ricerca in filosofia. Per realizzare questo scopo, iniziai anzitutto a modificare manualmente le basi migliori del Subbuteo tradizionale, ossia le HW degli anni 60-70. Trovarle usate non era difficile perché allora circolavano ai tornei alcuni giocatori (per es. l'austriaco Robert Lenz, lo scozzese Dave Baxter) che portavano con sé una borsa piena di tali miniature che vendevano a prezzi addirittura superiori a quelli di una buona squadra professionale doggi; se poi tali miniature erano già modificate truccate si arrivava a cifre esorbitanti. Infatti, per
rendere le HW concorrenti rispetto alle miniature svizzere, occorreva modificarle in un
certo modo: anzitutto, con una comune lima per unghie, si creava uno smusso al posto dello
spigolo nella parte superiore della base, per effettuare il pallonetto. In genere questo
riusciva, difficile se non impossibile era creare 10 miniature con lo stesso smusso.
Diciamo che, se tutto andava bene, erano simili, mai uguali. Poi occorreva abbassare
il fondo della base per renderla più stabile ed anche favorire gli agganci. Anche il
pallonetto migliorava abbassando la base. Ciò era realizzabile passando la superficie
dappoggio della base su della carta abrasiva finissima (1000-1500). Poi occorreva
lucidare tale superficie con una pasta abrasiva. Alla fine di questo lavoro, che per ogni
base durava circa unora, in quanto la plastica della HW era molto dura, si aveva una
base che poteva concorrere con le miniature svizzere, anche se, considerando la squadra
nel complesso, restava sempre lo svantaggio che la squadra svizzera era composta di
miniature tutte uguali, per cui nei movimenti veloci propri del calcio da tavolo il
giocatore automaticamente già sapeva come colpire la miniatura per avere un certo
risultato, mentre le miniature Subbuteo modificate alla fine
presentavano comunque delle differenze, per cui il movimento doveva essere diverso quasi
da miniatura a miniatura, il che era impossibile da realizzare nella velocità di una
partita. Comunque,
già in questo modo il mio livello di giocatore improvvisamente salì in modo
considerevole. Il passo successivo fu però rendere tale procedimento da casuale ed
artigianale, semi-industriale. Anziché spendere soldi e soldi per acquistare le HW,
anchesse tutte diverse perché nel corso degli anni vi erano state diverse
produzioni Subbuteo di livello qualitativo anche diverso, ebbi
lidea di farmi creare io dalle ditte di plastica la struttura fondamentale grezza
(corrispondente alla HW che acquistavo) per poi lavorarla secondo il procedimento di
smerigliatura e lucidatura appena imparato da Robert Lenz, che allora militava nel mio
stesso club tedesco, l'USC Wuppertal. Così, pensai, non solo mi sarei affrancato dal
dover acquistare HW vecchie o addirittura già usate a prezzi elevatissimi, ma soprattutto
avrei avuto una base di partenza come la volevo io, il cui smusso per esempio era
realizzabile a macchina e non doveva essere fatto a mano, il che significa che le basi
venivano tutte uguali. Già questo era un enorme progresso rispetto a quanto si era fatto
fino ad allora. Non
dimenticherò mai quando ebbi i primi prototipi dalla ditta tedesca che si offrì di farmi
questi lavori (e, trattandosi di fare poche basi, non fu facile trovare una ditta che
prendesse sul serio i miei progetti, tanto più che il Subbuteo
allora come oggi è praticamente sconosciuto alla maggioranza della popolazione tedesca).
Tali prototipi a dire il vero avevano ancora lo spigolo e non lo smusso, ma la plastica
che tra tanti tentativi si rivelò come la migliore, il pvc, era di gran lunga superiore a
qualsiasi plastica finora usata sia nei prodotti Subbuteo sia
nelle miniature svizzere. Essa è infatti resistente e forte per i tiri, ma anche elastica
e morbida per gli agganci. Feci a questi prototipi lo smusso con la limetta, comero
abituato, e mi presentai sia in allenamento a Wuppertal sia ai tornei di Sucy en Brie e
Mons (era il febbraio - marzo del 1995) con qualche squadra elaborata da me a mano, a
partire però da basi in pvc fatte su disegno mio dalla ditta tedesca. Ebbi un
successo enorme come giocatore, infatti da principiante ultratrentenne che in genere a
tali tornei non riusciva neanche a superare al fase eliminatoria, riuscii a pervenire ai
quarti e agli ottavi di tali grandi tornei che allora equivalevano ad una Coppa del Mondo
(e Mons lo è ancora oggi), in quanto vi partecipavano i migliori giocatori in assoluto. I
miei avversari subito si accorsero che in me qualcosa era cambiato, scherzando gli
olandesi dicevano che ero dopato, invece era stata la fantasia italiana che,
unita a tanta passione ed all'ottimo materiale tedesco avevano fatto nascere qualcosa di
nuovo: era nata ProfiBase, la base professionale per miniature
Subbuteo tradizionali tridimensionali! Ben presto i bravi giocatori "tradizionalisti" cominciarono a contattarmi per avere anche loro basi come le mie, ora facevo fare anche lo smusso a macchina, quindi dovevo solo (per modo di dire, perché era ed è un lavoro manuale di non poco conto) smerigliare e lucidare le basi e potevo quindi farne produrre diverse per poi rivenderle. In questa mia attività di produzione mi si presentò presto la questione di che tipo di base produrre, con quali forme e dimensioni. Le prime che avevo fatto produrre avevano la forma simile a quella di una base particolare Subbuteo HW, modificata dall'esperto Robert Lenz, la quale era per il mio modo di tirare la migliore in assoluto tra le centinaia che avevo o acquistato già modificate o modificate io stesso. Era la mia numero uno, il prototipo originario dal quale partii, che ancora oggi posseggo gelosamente (v. qui). Era una base bianca (del resto tutti i "vecchi" giocatori sanno che le migliori basi HW Subbuteo erano quelle di colore bianco) molto abbassata e con uno smusso ben pronunciato, quasi arrotondato. Ma perché,
pensai, far produrre basi di una sola forma e quindi ricommettere lerrore sia del
prodotto Subbuteo sia del prodotto svizzero, ossia che il
produttore sceglie lattrezzo sportivo che poi gli agonisti usano? In tutti gli sport
esistono attrezzi sportivi di varie dimensioni e forme, entro parametri stabiliti dalla
federazione. Così, seguendo i parametri della FISTF, la quale fissa limiti minimi e
massimi per altezza e diametro delle basi, elaborai tutte le varie forme possibili e le
varie dimensioni teoricamente pensabili, che riassunsi in una tabella, ancora oggi punto
di riferimento per il calcio da tavolo sportivo (v. qui). È
una tabella esaustiva in quanto fissa sia le tre forme fondamentali che può avere una
base professionale sia le varie misure che si possono avere dalla combinazione di altezza
e superficie dappoggio, che sono i due parametri fondamentali nella costruzione di
una base. Naturalmente poi esistono altri parametri (lo spessore della plastica,
langolo dello smusso, laltezza interna, il raggio della curvatura e così via,
che rendono una base diversa da unaltra anche a parità di misure fondamentali -
dunque vi possono essere vari possibili sottomodelli per es. di C3 pur nell'ambito di
quelle misure fisse che caratterizzano tale modello). Su questi parametri
"secondari" può agire il produttore in relazione alle prestazioni che vuole
avere dalla base. Essi restano, per così dire, un segreto del produttore, i parametri
primari o fondamentali servono invece ad individuare il modello di una base e quindi sono
conosciuti anche al giocatore per individuare con che base vuole giocare (se una base
bassa o alta, stretta sotto o larga sotto e così via). Mi feci
produrre pertanto un paio di set di squadre per ogni modello individuato nella tabella e
per ogni colore disponibile e già allora avevo 27 modelli moltiplicati per i soli
tre colori in cui allora avevo il pvc arancio, nero e grigio più il ghiaccio del
pom, plastica più dura del pvc ma meno elastica, quindi 27x4 arrivavo già a 108
possibilità diverse di scelta tra colori, misure e plastica diverse. Una tale
possibilità di scelta, scientificamente e tecnicamente motivata, non si era mai avuta
nella storia del Subbuteo e del Calcio da Tavolo! Vorrei sottolineare qui questo aspetto della scientificità della tabella ProfiBase e del principio che la sottende. Quel che io allepoca feci, fu infatti proprio pensare in modo radicale e scientifico tutte le varie possibilità di produzione di una base che erano implicite nei limiti stabiliti dalle regole FISTF e metterle in atto a livello tecnologico e poi economico. Dovevo, infatti, assolutamente calcolare bene costi e prezzi perché, anche se non ci dovevo necessariamente guadagnare, dovevo assolutamente coprire i costi, in quanto non potevo certo consentirmi il lusso di avere perdite. La decisione di produrre tutti i modelli possibili - anche se ovviamente a livello economico non fu vincente, in quanto mi creò diversi problemi di produzione perché certo non era molto facile convincere le ditte a produrmi 50xC3, 50xA6, 50xB7 e così via per di più magari poi di colori diversi -, si rivelò però dal punto di vista dello sviluppo sportivo del Calcio da Tavolo la soluzione vincente: per la prima volta nella storia del nostro amato piccolo sport, infatti, non fu il produttore a decidere quale dovesse essere la forma della base, dunque dellattrezzo sportivo, ma questa scelta veniva lasciata alla capacità decisionale degli stessi giocatori! Allinizio
vendetti, dunque misi in circolazione, basi praticamente in tutti i modelli ed in tutte le
forme. Poi pian piano crebbe la richiesta per alcuni modelli e scemò quella per altri.
Così si è arrivati alla situazione di oggi in cui in tutto ci sono circa cinque-sei
modelli che ancora si vendono bene, dunque quelli veramente richiesti e che circolano,
mentre altri modelli praticamente quasi non si vendono più. Ciò significa che in questi
primi 10 anni di attività si è avuta una specie di selezione naturale delle basi per cui
alcuni modelli hanno continuato a vendersi, in quanto evidentemente i giocatori che
li usano hanno avuto successo, e si sono affermati come modelli ormai standard, che
sicuramente si venderanno sempre in futuro, mentre altri modelli non hanno portato al
successo e quindi sono del tutto scomparsi o stanno scomparendo. Alla fine di questo
processo selettivo saranno sopravvissuti probabilmente solo pochi modelli che saranno
veramente richiesti, per cui anche la produzione risulterà più facile e potrà
essere standardizzata più facilmente, evidentemente anche con costi inferiori ed a prezzi
inferiori. Limportante però è che la decisione, quali debbano essere questi
modelli fondamentali del calcio da tavolo, non labbia presa io allepoca, cosa
che pure avrei potuto fare se non avessi avuto la mentalità e la passione di chi vuole il
meglio per ciò che ama, ma l'hanno presa nel corso di questi dieci anni i giocatori
stessi! Questo è un aspetto essenziale della storia della base agonistica o professionale
e penso un contributo che ben difficilmente potrà non essere ascritto a ProfiBase. Ma ora
torniamo alla storia, a quei momenti salienti tra la primavera e lautunno del 1995.
Febbraio marzo 1995: gran successo mio come giocatore principiante che
improvvisamente raggiunge i primi posti dei tornei più prestigiosi al mondo, i campioni
tradizionalisti cominciamo a contattarmi ed io contatto uno di loro che conoscevo e
stimavo sia come giocatore sia come persona, per chiedergli se la via che sto percorrendo
è quella giusta e di darmi delle indicazioni (avendo ripreso il Subbuteo
dopo i trent'anni, erano consapevole di poter raggiungere sì ottimi risultati, ma di non
poter diventare mai un vero e proprio campione: per far ciò occorrono anni ed anni di
allenamento in condizioni di "libertà mentale", occorre iniziare presto, non
quando si ha famiglia ed altri problemi pratici per la testa): questa persona fu Gil
Delogne, allora giovanissimo ma già un gran campione, proveniente dalla scuola di
Dominique Demarco e dal Club belga di Cornesse, allora club numero 1 al mondo. Gil fu subito
entusiasta del mio progetto, a dire il vero penso già avesse capito che qualcosa bolliva
in pentola, ma per la riservatezza propria dei nordici non era venuto prima lui da me. A
Gil diedi da provare uno dei miei prototipi, una squadra completa, dal diametro
inferiore a quello standard (20 e non 21 mm., tenendo presente che le basi originali HW
erano di 20 mm. o addirittura di 19, mentre le miniature svizzere erano di 21mm.). Della
squadra che diedi a Gil ne avevo solo due, erano dal mio punto di vista le migliori, una
la usavo io, una la diedi a lui (v. qui). Lo smusso di queste
basi era lavorato da me a mano con la limetta, dunque le basi erano per lo smusso tutte
diverse, però io, lavorandoci ore ed ore su ogni base, le avevo fatte quasi uguali, come
se fossero uscite da una macchina. Avevo provato ogni base fin quando non faceva un
pallonetto proprio come lo volevo io, provavo e limavo, riprovavo e rilimavo. Serate,
notti intere, per ottenere la base "perfetta" per il pallonetto, dominato da una
passione senza limiti. Per farla
breve, Gil gioca ancora oggi con quella squadra, con la quale è diventato campione del
mondo nel 1998 e nel 2000 ed ha vinto innumerevoli tornei nonché è ininterrottamente,
penso almeno da 7 - 8 anni, campione belga (ed il Belgio annovera, dopo l'Italia, i
migliori giocatori al mondo). Ci furono due stagioni sportive, tra il 1997 ed il 1998, in
cui Gil nella categoria open ed io in quella veterani letteralmente spopolammo con le
nostre basi semi-industriali rifinite a mano, vincemmo praticamente quasi tutti i tornei
europei saltando al primo posto dei rispettivi World Ranking. Ma
lapporto di Gil fu soprattutto determinante nellottobre del 1995 in occasione
del primo stand ProfiBase organizzato grazie allappoggio
del club Wuppertal durante la Coppa Europa per club in tale città tedesca. Dopo quel
torneo e quella partita Willy Hofmann, cui il calcio da tavolo deve comunque tanto perché
è stato lui il primo a concepire in modo scientifico e tecnico una base fatta veramente
in modo ottimale, è del tutto scomparso dal mondo del Calcio da Tavolo. Anche il suo
stand non è stato più montato e le sue miniature si sono vendute solo per
corrispondenza, oggi sono ormai in via di estinzione, i Toccer
non si vedono proprio più ai tornei, con le Sport Playing Figures
sono ormai in pochissimi a giocare. Quel che è rimasto è la base professionale, sì ProfiBase,
perché anche se prodotte da altri e sotto altri nomi, qualsiasi base prodotta in futuro
per essere montata sotto omini tipo quelli tradizionali Subbuteo
e che sia inquadrabile per forma e dimensioni proprie della tabella creata da me, sarà
sempre, almeno nel suo principio se non sempre nella sua produzione, una ProfiBase! Il resto è
storia dei nostri giorni. Chi si trova a produrre ed a vendere oggi ha la vita facile,
perché si trova il terreno già seminato e comunque già liberato dagli ostacoli. Oggi
basta prendere una ProfiBase di successo - e ne circolano in
tutto il mondo, tenendo presente che da 8 anni il mondiale è saldamente nelle mani di ProfiBase
e che innumerevoli Open, Grand Prix e Major vengono continuamente vinti da giocatori che
usano basi uscite dalle mie mani -, andare dalla prima ditta di plastica e chiedere di
produrne uguali, magari modificando un po lo smusso o il raggio di curvatura, dare
un nome a tale prodotto e vantarsi così di aver creato qualcosa di nuovo, che in realtà
nuovo non è. Se si prendono scarti miei del periodo iniziale - modelli che oggi non
produco più - ci si troverà molto di quel che oggi è venduto da altri sotto altro nome
per nuovo. Insomma, per intenderci, quel che è stato fondamentale nella storia del mondo del calcio da tavolo è l'impronta data da Sir Peter Adolph, per il gioco nel suo aspetto generale, riassunta nel concetto di "Subbuteo", e da me per la forma della base, riassunta nel concetto di ProfiBase, base professionale. Il resto, per quanto riguarda la produzione delle basi, conta poco da un punto di vista storico, solo a Willy Hofmann nella storia del calcio da tavolo spetta un ruolo decisivo per la sua intuizione di creare una base fatta per bene, creata da un giocatore, il quale quindi ben sa quel che conta veramente. Anche a Laurent Garnier occorre riconoscere un ruolo fondamentale a livello organizzativo nella storia del calcio da tavolo, sia per aver avuto l'idea di creare la federazione mondiale con una struttura seria sia per essere stato d'esempio a tutti sul come si debba organizzare in modo professionale un torneo di calcio da tavolo. Ecco queste quattro persone ed i loro rispettivi contributi mi sembrano essere stati i pilastri della storia del calcio da tavolo dalle origini fino ad oggi. Per quanto riguarda i concetti "Subbuteo" e "ProfiBase" occorre fare una precisazione. Tra gli appassionati del calcio da tavolo si commette a mio avviso di sovente un errore che qui vorrei cercare di correggere. "Subbuteo" viene spesso indicato come un marchio soltanto, concludendo poi che noi non giochiamo a Subbuteo, in quanto evidentemente non si può giocare ad un "marchio", ma a calcio da tavolo. Da qui nasce poi l'annosa controversia tra sostenitori del Subbuteo (che viene in genere indentificato col prodotto degli anni '70) e sostenitori del Calcio da Tavolo. "Subbuteo" è sì da una parte un marchio, attualmente proprietà della Hasbro, quindi una merce; d'altra parte però è un'espressione, un termine che ormai nella "coscienza popolare", almeno per quanto riguarda l'Italia e l'Inghilterra, sta a significare un tipo particolare di calcio da tavolo, quello a colpo di dito, per distinguerlo dal biliardino e dagli altri. Dunque "Subbuteo" è stato un marchio talmente forte che nel corso del tempo si è trasformato in un termine di valore generale, che potrebbe tranquillamente anche entrare nel vocabolario della lingua italiana, per indicare il calcio da tavolo a punta di dito. Insomma, la proprietà del termine "Subbuteo" giuridicamente è di una compagnia, la quale lo ha acquistato, ma lessicalmente appartiene al popolo, come una qualsiasi altra parola della lingua. Del resto lo stesso termine "Subbuteo" non era per niente originariamente un marchio, ma un termine della lingua latina, ad identificare una specie di falco, ed è poi stato scelto da Sir Peter Adolph per identificare un marchio. Naturalmente per ProfiBase non è così, non lo è ancora e forse non lo sarà mai, perché dietro ProfiBase non c'è quella potenza economica che c'è stata dietro il Subbuteo rendendo tale termine tanto divulgato a livello popolare. Ma in principio è lo stesso: ProfiBase è la base professionale per antonomasia, non solo un marchio specifico così come "Subbuteo" è il calcio da tavolo a punta di dito per antonomasia. Dire "base professionale" o "ProfiBase" è in sostanza la stessa cosa proprio come dire "Subbuteo" o "calcio da tavolo a punta di dito" è la stessa cosa! Oggi i
problemi di procacciamento di buon materiale agonistico che avevamo 10-15 anni non
esistono più, la quantità dellofferta supera sicuramente anche la domanda, si
vendono basi di tutti i colori e dimensioni, altri hanno anche aggiunto questa o quella
buona idea al concetto di base professionale contribuendo a perfezionarla, così che si
può veramente essere soddisfatti dello sviluppo di tale aspetto del nostro amato sport.
Per il futuro mi auguro soltanto che non si ceda ad alcuna tentazione, come invece è
accaduto in passato per es. con i Toccer, ma anche più di
recente con alcune produzioni nostrane, ossia che non si producano mai più basi
cilindriche o semicilindriche, la base professionale deve poter girare perché lo
spinning-dribbling non può essere eliminato, esso è l'essenza nascosta del nostro gioco,
la ciliegina sulla torta, anche se nel ritmo giustamente veloce del gioco d'oggi ha
unimportanza secondaria rispetto ad una volta (ma di una secondarietà solo
apparente, perché i mondiali si vincono anche con una piroetta, come dimostra tra gli
altri Massimo Bolognino, il Maradona del Subbuteo attuale, che allo spinning-dribbling di
certo non rinuncia). Inoltre le basi cilindriche o quasi cilindriche rendono il pallonetto
quasi automatico, senza bisogno d'imprimere alla base quel movimento caratteristico che la
fa inclinare in avanti quel tanto che basta per alzare la palla di quanto si vuole.
Produrre delle basi che alzino la palla è la cosa più facile, produrle che alzano la
palla, ma che anche girino e controllino bene, è cosa ben più difficile. Mi auguro
che produttori e giocatori in futuro mantengano nella produzione delle basi e nel loro uso
quel minimo di difficoltà necessaria che renda poi anche sensato ed interessante
lesercizio, dunque lallenamento, e una meta da raggiungere non un qualcosa che
si può acquistare con qualche decina di euro, il pallonetto, che devessere sempre
una conquista sportiva, come era prima, mai una merce. Se ci si atterrà ai pochi principi che sono stati indicati in queste pagine, penso che il Subbuteo Calcio da Tavolo non finirà mai d'esistere e che anzi nel tempo - anche se ci vorranno generazioni e generazioni - finirà per affermarsi, almeno nel nostro paese, come piccola attività sportiva con una propria specificità, quella di essere la forma miniaturizzata del calcio. Marco de
Angelis |